Moto è vita

8.10.1966 Un ricordo personale

on 8.10.2016

In quel lontano ottobre, più attuale che mai nella involuzione della mia città natale, ero studente liceale e sia per curiosità che per gridare il mio sdegno andai in Largo Barriera Vecchia e poi più su fino alla Madonnina. Bruciava qualcosa, non mi ricordo se un autobus o qualcos´altro. Volavano oggetti. Ho ancora negli occhi quelle impressioni forti. Ero perfettamente conscio che si distruggeva la nostra città. Ci fu subito repressione per mezzo di reparti speciali venuti da Padova e da Gorizia, eredi reali di quei Bersaglieri idealizzati di anni prima. Dopo quella intuizione sulla cruda realtà, ora mi tornano alla mente, col senno di poi, nomi come Fabbrica Macchine, Vetrobel, Arrigoni, Lucky Shoe, Orion, Radici, Raffineria Aquila, Cantieri di Muggia, Lloyd Triestino, fino a Italcementi, il Porto Vecchio,i collegamenti ferroviari…, ma anche la demografia negativa di Trieste nonostante la potente iniezione forzata di profughi ed emigrati italiani(ssimi). Il tutto mentre rivedo come fosse oggi l´imponente discesa in mare della Raffaello, ultimo gigante del mare fatto anche dalla mia famiglia.

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Basta, hanno demolito la florida economia di quello che fu una grande città commerciale e industriale d´Europa. Nel seguito fu ancor più difficile trovar lavoro a Trieste, ormai un privilegio per i nuovi venuti, talora forse più disgraziati dei nostri che dovettero partire per l´Australia. Io ce la feci, a trovar lavoro, ma da sottoccupato.
Ricordo ancora che allora un operaio coscienzioso sotto la via Molino a Vento mi disse: “Giovinoto, va a casa, qua no xe roba per ti”.
Anni dopo me ne andai veramente: “all´estero”, come si dice. E non mi pento, tanto già il luogo natio era da tempo divenuto per me e per tanti altri come me più che mai “estero”.

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