Moto è vita

Dotta spiegazione riccamente illustrata dell’indovinello di luglio

on 13.08.2016

Di Ervino Schreiber

Vienna (Wien), la metropoli danubiana per antonomasia, in realtà solo al principio del ´900 ha raggiunto la riva del Danubio, estendendosi anche al di là di esso (Floridsdorf).

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Prima tra le mura della città (abbattute nel 1860) e il pericoloso Danubio , c´era un vasto comprensorio di Auen (boschi fluviali) che costituivano in buona parte una delle riserve di caccia di proprietà degli Asburgo.

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Esattamente 250 anni fa, in data 7 aprile 1766, l´imperatore Joseph II. (Giuseppe II.), uno dei sedici figli di Maria Teresa, da lei stessa elevato al trono in condivisione (con tanta prole la signora aveva certo molto da fare, pur senza trascurare i compiti di imperatrice) dedicò altrimenti tale comprensorio rendendolo accessibile alla gente e permettendo l´istallazione di attività diverse, tutte rigorosamente dedicate alla cultura e al divertimento del popolo stesso, più o meno abbiente che fosse.

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Joseph II. era un sovrano decisamente illuminato che fece anche altre riforme importanti, specie nel ramo fiscale. Tra l´altro è suo l´editto del 17 agosto 1784 che sta alla base del cosiddetto Heurigengesetz, la disposizione (oggi legge, Gesetz) che permetteva ai produttori di vino di vendere in esenzione di tasse in limitati periodi dell´anno (aggettivo heurig = dell´anno in corso, sottinteso qui vino). Tale legge sopravvive ancora oggi nelle Vecchie Province dell´Impero, comprese dal 1918 in vario modo (volenti o nolenti) entro i confini di altri stati.

Il territorio in questione è universalmente noto come il PRATER di Vienna, un parco di 6 kmq (circa 1,5 km x 4 km), che in passato ospitò cose veramente egregie e di spessore mondiale. Oggi non è più all´altezza di quello che fu nel secolo XIX. , ma rimane un punto fondamentale per il tempo libero dei Viennesi e per i turisti.

I Turisti conoscono per lo più la parte del Prater nota come Wurstelprater, un grande parco dei divertimenti con giostre, labirinti, montagne russe, giochi vari, ristoranti, chioschi, ecc. Kasperl o Wurstel in Viennese significa pagliaccio (in lingua tedesca: Bajazzo) e la parola non ha niente a che fare con Würstel, salsiccia.

Proprio tra le prime attività di trattenimento teatrale del Prater trovò posto quella del bajazzo , che tanto era sfacciato fino a venir proibito dalle autorità. Ma trovarono il modo di farlo sopravvivere nei Puppentheater, teatro delle bambole per bambini. C´é una vecchissima canzone popolare viennese: “Den Wurschtl kaun kana daschlogn” (più o meno =nessuno può battere il pagliaccio). Ecco perchè la denominazione storica di quella zona del Prater che persiste ancora oggi.

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Ho citato implicitamente nell´indovinello il Central Park a New York (la Grande Mela, Big Apple) per far capire che si tratta di un parco, ossia il Wurstelprater, propriamente un parco di divertimenti e il resto un parco naturale molto bello e ricco di attività sportive e non solo. Provo a enumerare: due o tre stadi, ippodromo, campi da tennis, percorsi per BMX, pattini a rotelle, percorsi per biciclette e sentieri da percorrere a cavallo, un trenino diesel (raramente anche a vapore), e poi ristoranti, caffè, laghetti…. e naturalmente prati e alberi bellissimi.

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Tutto comunque allo scopo come allora: divertirsi e far divertire.

Tornando agli inizi, si svilupparono ben presto diverse attività su iniziativa privata: teatrini, orchestrine, chioschi gastronomici, giostre (Ringelspiel) di vario tipo, balli…. tutto a buon prezzo.

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Sul viale principale, lungo alcuni chilometri, sorsero ben presto tre caffè frequentati piuttosto dai ceti più abbienti. E ancora: spettacoli pirotecnici, prime prove dell´aviazione con palloni aerostatici. dirigibili, poi primi aerei rudimentali, il Panorama (costruzione rotonda dove i visitatori vedevano con illusione ottica il panorama di Londra, di Praga, ecc.) il Circus Gimnasticus (con spettacoli svolti da animali come cavalli e cervi, il teatro delle scimmie e altro ancora. Al Prater si svolsero anche grandi parate militari e moti rivoluzionari (1848).

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Il parco fu poi scelto come sede della Esposizione Mondiale del 1873, che si svolse nella zona chiamata Krieau, vicino all´odierno ippodromo. A tale fine fu costruito il Palazzo dell´Industria, lungo quasi un chilometro, con al centro la grande Rotonda (che divenne presto il secondo simbolo di Vienna dopo lo Steffl, la torre del Duomo in centrocittà) e altre costruzioni pure imponenti.

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L´Expo fu finanziariamente un flop, ma iniziò una lunga serie di mostre e spettacoli che durarono fino alla Prima Guerra Mondiale. Ricordo la mostra Venezia a Vienna” (1895), che poi ai primi del ´900 continuò avendo come oggetto altri famosi luoghi del mondo intero, Buffalo Bill in tournee, le esibizioni dei lottatori e dei fenomeni da baraccone….Troppe cose per essere qui enumerate tutte.

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Occorre sottolineare l´importanza del Prater anche come fattore culturale per la gente in epoche quando il turismo di massa non esisteva ancora.

Nel 1897 fu costruita la Ruota Gigante, che doveva essere per poco tempo ma invece restò sul posto e anzi, quando nel 1937 un furioso incendio distrusse la Rotonda,

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la Ruota prese il suo posto come secondo simbolo della città. Essa fu poi semidistrutta come tutto il Prater nel 1945, quando la zona fu bombardata dai Tedeschi in ritirata davanti all´avanzata dell´Armata Sovietica.

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Fin qui una breve panoramica, raccomando di vedere la bella mostra eccezionale che si vede attualmene ancora per qualche mese al Wien Museum, al Karlsplatz.

Viene venduto un catalogo della mostra, un vero volume sul Prater di 170 pagine, che costa mi pare 22 euro “In den Prater” autore Ursula Storch (la signora è vicedirettore del Wien Museum).

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Libro molto bello e ricco di illustrazioni storiche. Inoltre c´è sempre a disposizione il Museo del Prater, dietro la Ruota Gigante, piccolo ma molto interessante.

Il triestino Basilio Calafati, di origine greca, arrivò verso la metà del secolo d´oro e cominciò a vendere salsicce (donde la scritta Salamucci, presa dall´italiano e pare che fosse il suo soprannome, che oggi si vede su un edificio del Riesenradplatz (piazza della Ruota Gigante). Poi costruì una giostra (Ringelspiel), per i bambini, impiegando cavalli e poi locomotive in formato ridotto….. era certamente un imprenditore geniale, donde il riconoscimento concreto e recente espresso dal monumento in quella posizione strategica.

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Comunque un personaggio rimasto nella storia della città di Vienna, anche se non tutti sanno l´origine di questa parola Calafati. La quale, essendo della lingua greca, va soggetta a translitterazione e così ce ne sono diverse varianti in voga.

Calafati o Kalafatti si chiamava tra l´altro per il popolo il grande pupazzo con sembianze cinesi che ornava la giostra di Basilio. Il pupazzo andò bruciato durante I bombardamenti del secondo conflitto mondiale, ma ancora oggi lo si rivede in versione moderna accanto all´altro pupazzo gigante, la Fortuna (il quale sta in originale nel Museo del Prater). Sono motivi storici che ricorrono continuamente, come il Bajazzo quasi onnipresente.

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Concludendo: il Wurstelprater va meglio apprezzato e capito se si conosce la sua storia. E il Prater tutto attende ancora di essere scoperto nella sua meraviglia dal turista sempre troppo frettoloso.

Intorno agli anni 80 un erede di Basilio, pure lui triestino, voleva installare nello stesso posto come il suo avo una attivitá che mi pare si sarebbe chiamata “Miraculum”. Doveva essere qualcosa basata su riprese cinematografiche pluridimensionali (ecco perchè insistevo sulla parola “girare”). Non è facile saperne di più, mi è stato detto che per mancanza di fondi il progetto non si è concretizzato. Peccato. Ne rimane traccia e citazione sul basamento della statua di Basilio.

Ancora un particolare: il langos promesso in premio (oltre al libro “Das blieb vom Doppleradler”) è un pane rotondo fritto in olio e spennellato con aglio. Roba tradizionale ungherese, ma molto diffusa nei chioschi culinari del Prater di Vienna, molto più che a Budapest, come dovetti una volta apprendere, un po’ deluso. Come premio è improponibile a distanza, ma qui serviva a indirizzare qualche turista più o meno esperto alla soluzione del nostro indovinello.

langos

libro

Il vincitore del concorso e tutti coloro che hanno partecipato hanno ricevuto comunicazione personale via posta elettronica. Ai partecipanti grazie di cuore e grazie anche a chi mi ha inviato complimenti pur senza partecipare.

NB Ho scattato le foto allegate sul posto e nel Museo del Prater (è permesso).

A tutti un cordiale arrivederci fino al prossimo indovinello, che speriamo sarà altrettanto facile. O no?

 

 

 

    1 Comment

  1. Straordinario
    Grazie- come una bella gita
    Marina

    MarinaSessi

    13 agosto 2016

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