Moto è vita

In ricordo di Milka Vrabec

on 16.09.2016

 

In ricordo di Milka Vrabec, stroncata all’età di undici anni da colpi di mitragliatrice.

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Il suo assassinio del 13 settembre 1947 causò a Trieste una grande indignazione.
Il 28 maggio 2016 Milka Vrabec avrebbe compiuto ottant’anni; un nome pressoché sconosciuto ai più dei lettori. Sono in pochi a conoscere la sua storia e comunque a livello locale. Tuttavia quando, ancora una bambina, perse la vita e nel periodo successivo, fu scritto molto su di lei, tanto che tutta la cittadinanza triestina a quel tempo era a conoscenza dell’accaduto. Anche se alla maggioranza dei triestini la bimba era meglio nota col nome di Emilia Passerini, visto che il cognome venne italianizzato, nella comunità slovena rimanevano comunque in uso il nome e cognome originali in sloveno.
Il nome di lei divenne noto al pubblico proprio durante i giorni nei quali entrava in vigore il Trattato di pace di Parigi (15 settembre 1947), con il quale si istituiva il Territorio Libero di Trieste (TLT). Era il periodo in cui, nonostante la nascita della nuova entità territoriale, si combatteva ancora una dura lotta tra chi voleva l’unificazione di Trieste e del suo circondario alla Jugoslavia, e chi invece desiderava il ritorno dell’Italia, quindi uno scontro tra due fazioni ideologiche. Come sappiamo la Questione di Trieste divise al lungo non soltanto la popolazione locale, bensì anche la comunità internazionale, cosa che continuò anche dopo l’istituzione del TLT.
Due giorni prima l’entrata in vigore del Trattato di pace – era un sabato – l’associazione culturale slovena di Scorcola organizzò una festa da ballo nel cortile sociale. La festa attirò anche l’attenzione di Milka, al tempo undicenne, che risiedeva in Vicolo Ospedale Militare, la stessa via in cui si trovava anche la sede dell’associazione culturale. Dai dati raccolti dalla nipote Vivien, la madre di Milka le sconsigliò di recarsi alla festa visto che s’era già fatto buio; e a quell’ora poi non avrebbe dovuto uscire da sola. Tuttavia la ragazzina non volle cedere. Il pensiero di poter osservare da vicino le coppie danzanti al ritmo della musica dal vivo, non le dava tregua. Probabilmente ciò derivava da quel desiderio genuino, così tipico delle ragazzine di quell’età, di potersi un giorno abbandonare anche lei al ritmo e alla melodia e di ballare elegantemente come gli adulti. Decise quindi di rivolgersi alla vicina, la già maggiorenne Vanda Jerman, che risiedeva allo stesso indirizzo, pregandola di accompagnarla alla festa. Credendo forse che i genitori fossero d’accordo che la figlioletta uscisse, alla fine Vanda acconsentì ad accompagnarla. Mentre l’orchestra suonava, le coppie volteggiavano sulla pista da ballo.
Attorno alle undici di quella sera la festosa spensieratezza popolare venne all’improvviso interrotta da raffiche di mitragliatrice. Gli spari che provenivano dalla collina posta a solo un centinaio di metri in linea d’aria, arrivarono direttamente sul luogo della festa. Vennero sparati alcune decine di proiettili fino a quando, come si potè appurare successivamente l’arma si inceppò.
I partecipanti alla festa andarono ovviamente nel panico e fu subito chiaro che le conseguenze erano gravi. Il caso volle che ad essere colpite furono proprio Vanda e Milka, le quali durante l’accadimento si trovavano sotto al palco. La prima non subì gravi conseguenze, mentre la seconda fu raggiunta dalle raffiche direttamente al torace. Si accasciò in un bagno di sangue. In breve tempo arrivò un’ambulanza che le trasportò all’ospedale, dove la piccola Milka a causa di una forte emorragia si spense prima di mezzanotte.
La polizia si recò subito sul luogo dell’incidente. Secondo il giornale italiano La Voce Libera un agente di polizia, assieme ad un’altra persona, si mise sulle tracce di un gruppo di giovani in fuga dal luogo dell’attentato, senza però riuscire a raggiungerli, poiché i fuggitivi iniziarono a sparargli contro. Nelle vicinanze furono ben presto rinvenute l’arma ed alcune cartucce usate nell’assalto all’associazione slovena.
L’incidente aveva scatenato un grande senso di indignazione. Nonostante la resa dei conti tra fazioni politiche ed in particolare atti di violenza fossero in quel tempo all’ordine del giorno, questa volta lo sdegno fu ancora maggiore, visto che a perdere la vita fu una ragazzina innocente.
Il Primorski dnevnik il 14 settembre, ad un giorno di distanza dall’incidente, pubblicò in prima pagina un articolo con un titolo che non lasciava dubbi su chi fossero gli attentatori: ”Malviventi fascisti uccidono a colpi di mitragliatrice la compagna 11enne Milka Vrabec”. Nell’articolo si evidenziò che ”dei banditi fascisti volevano salutare la nascita del TLT con un crimine infame”. Gli operai triestini in segno di protesta contro l’attentato a Scorcola organizzarono per il 15 setttembre uno sciopero generale di un’ora, a cui si unirono in solidarietà anche i lavoratori di alcune fabbriche dell’Istria. A Capodistria la folla si riunì in assemblea. Il giornale Demokracija fu più cauto nell’indicare gli autori dell’attentato: ”Non sappiamo chi di fatto abbia perpetrato quest’atrocità, ma sappiamo che sono corresponsabili i fatti politici che aizzano gli animi l’uno contro l’altro invece di placarli”. Il settimanale goriziano accusò la sinistra, ed in particolare i comunisti, di usare l’incidente a proprio vantaggio politico.
Quegli avvenimenti uniti al fatto che proprio in quei giorni entrava in vigore il Trattato di pace, furono decisivi nel riscaldare gli animi in città. Si susseguirono violenti scontri in strada e attentati dinamitardi, nei quali persero la vita il diciannovenne Alino Conestabo (vent’anni più tardi la Lega nazionale gli dedicò una targa commemorativa) e l’operaio Carlo Castagna. Questo fu l’apice delle rese dei conti in città tra le due fazioni rivali, a seguito di cui sin dal termine della guerra persero la vita diverse persone. Erano anni in cui si avvicendarono un vasto numero di assalti alle persone ed esplosioni di bombe, sia contro i partecipanti alle manifestazioni che contro le sedi di partiti politici, sindacati, redazioni di giornale, ma anche a negozi e locande e individui.
I funerali della piccola Milka si tennero il martedì del 16 settembre. Il corteo funebre partì dall’abitazione dei Vrabec passando per il centro città dove migliaia di persone accompagnarono Milka. Donne e ragazze erano presenti in gran numero e come riportato dal Primorski dnevnik, davanti al feretro c’erano 17 bambine vestite di bianco con in mano dei fiori. Erano presenti anche molti operai in abito da lavoro. In Largo Barriera Vecchia ci fu una serie di discorsi e in seguito la salma fu seppellita nel cimitero di Sant’Anna. Nel frattempo venne raccolto del denaro per donarlo alla famiglia della giovane sfortunata. In realtà le collette furono più di una, poiché ad organizzarle furono l’Unione antifascista italo-slovena e diversi giornali.
Qualche settimana dopo i giornali pubblicarono la notizia che la polizia aveva arrestato quattro persone, quasi tutti minorenni, accusate di omicidio. Nella ricostruzione dei fatti la storica Claudia Cernigoi ha scritto nelle sua ricerca intitolata ”Le violenze per l’italianità di Trieste” (2015) che gli accusati appartenevano all’ambiente di destra e che al momento dell’arresto uno di loro fu trovato in possesso di un tesserino di associazione ad un’organizzazione fascista. Ne seguì un processo in cui – nonostante la condanna al carcere – non si riuscì a scoprire i nomi dei mandanti dietro l’attentato. Si poté dimostrare soltanto che i condannati erano semplici perditempo; naturalmente la difesa cercò di sfruttare l’incapacità mentale di alcuni degli accusati.
La tragica vicenda ha avuto eco nella rappresentazione teatrale di Tullio Kezich ”I ragazzi di Trieste” del 2004.
Milka Vrabec nacque nel 1936 dai genitori Karel, un calzolaio, e Marija. Aveva tre fratelli; il più grande nacque a Pliskovica sul Carso, nel paese natale del padre, da dove poco dopo la nascita del primogenito nel 1927 si trasferirono ad Aurisina. A causa della crisi che colpì questo centro dell’industria del marmo, la famiglia decise nel 1938 di trasferirsi a Trieste, dove rimase per tutto il periodo della guerra. I parenti ricordano Milka come una bambina piena di vita. Subito dopo la guerra i genitori la mandarono all’Istituto scolastico delle suore di Tomaj. E proprio in quei fatidici giorni si preparava al ritorno a scuola.

Primorski dnevnik, 28.5.2016
di Ivan Vogrič
Traduzione di David Biekar

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