Moto è vita

Ludwig Karl Moser presidente del Club Touristi Triestini. (A cura della prof.ssa Lidia Rupel)

on 25.03.2014

Ludwig Karl Moser (1845-1918)*

(Lidia Rupel)

Ludwig Karl Moser visse in un periodo di grande fervore scientifico e culturale che influenzò la sua poliedrica attività di ricercatore e studioso. Nacque infatti il 7 novembre 1845 a Teschen nella Slesia austriaca, oggi divisa dal fiume Olza nella polacca Cieszýn e nella ceca Tĕšín. Moser proveniva dal quartiere di Steinplatz – Kamenec che si trova sulla riva sinistra del fiume, quindi nella Repubblica Ceca. Proveniva da una famiglia alquanto agiata, il padre Moriz era infatti funzionario forestale. Karl era il terzogenito e nel suo manoscritto, intitolato Aus meinem Leben e conservato nel Museo di Storia Naturale di Trieste, ricorda anche il fratello Moriz, maggiore dell’esercito, morto a Trieste nel 1884, e la sorella, Emilie.

Karl passò l’infanzia e l’adolescenza nella natia Teschen conseguendo il diploma di scuola superiore nel giugno del 1866 presso il Liceo Cattolico di Teschen. Quella stessa estate passo le vacanze nel piccolo villaggio di Nydek nei Monti Beskidi che egli descrive nel suo manoscritto con dovizia di dettagli a riprova dell’amore per la montagna che fu una delle grandi passioni della sua vita. Lo testimoniano numerosi scritti in cui parla delle sue imprese alpinistiche, a volte anche notevoli come per esempio la scalata del Hoher Dachstein (2995 m ) in Austria Centrale nel 1884.

Dopo la maturità avrebbe voluto iscriversi all’Accademia d’Arte, ma il padre si oppose, così si iscrisse prima alla Facoltà di Medicina di Vienna, passando ben presto agli studi di scienze naturali. Ciò nonostante continuò a coltivare la sua passione per la pittura: lo attestano gli acquarelli e i disegni conservati.

Conseguì la laurea nel 1871 e decise di dedicarsi all’insegnamento e insegnò in qualità di supplente prima a Krems, nell’Austria inferiore, poi a Vienna e dal 1874 al 1876 come professore abilitato nella natia Teschen presso la Staats-Realschule. Per l’anno scolastico 1876/77 gli fu conferita una cattedra presso il liceo classico statale di lingua tedesca di Trieste. Così nel settembre del 1876 si trasferì a Trieste con la famiglia, nel 1875 infatti si era sposato con Katharina Maul ed aveva avuto un figlio, Karl, nato a Teschen il 12 dicembre del 1875. Il ginnasio tedesco di Trieste si trovava in Leipziger Platz, (p. A. Hortis) nell’edificio che ospita oggi l’Istituto Nautico, dove si era trasferito proprio nell’a.s.1876/77, quando Moser vi aveva preso servizio. Nello stesso anno Carlo de Marchesetti era stato nominato direttore del Museo di Storia Naturale che aveva sede nel Palazzo Biserini, proprio di fronte al ginnasio, così due eminenti studiosi, i cui rapporti non furono certamente improntati ad una sincera amicizia, si ritrovarono a lavorare nella stessa piazza. Il ginnasio tedesco negli anni, in cui vi insegnò Moser, ebbe un ruolo molto importante e crescente nella realtà triestina: basti pensare che il numero degli iscritti nell’a.s. 1876/77 era di 192, nell’anno 1913/14 invece era salito a ben 619, nonostante nell’a.s. 1863/64 fosse stato attivato il ginnasio superiore comunale italiano che il 1 novembre 1912 fu intitolato a Dante Alighieri. Moser insegnò scienze naturali in tutte le classi previste, ma anche matematica e fisica, sporadicamente geografia e persino calligrafia. I programmi scolastici e i libri di testo erano gli stessi sia a Trieste che a Teschen quindi il trasferimento non comportò alcun cambiamento dal punto di vista dell’insegnamento. Le prime classi erano molto numerose, oltre 40 studenti, di nazionalità diverse: italiani, sloveni, tedeschi, ma non solo.

Già durante il suo primo anno di insegnamento egli fu nominato custode della raccolta di materiale scientifico del Gabinetto di Scienze Naturali del ginnasio. All’arricchimento della raccolta contribuivano con doni sia gli studenti che i privati e lo stesso Moser, venivano però fatti anche numerosi acquisti. Nel 1891 la raccolta era composta da ben 7398 oggetti che vennero da lui organizzati con l’ausilio degli studenti in modo sistematico.

Dal punto di vista scientifico e culturale il ginnasio tedesco era molto stimolante, numerosi colleghi di Moser si distinguevano per le loro attività di ricerca in campi scientifici diversi: come per esempio Alexander Gaheis (1869–1942), archeologo, professore di latino e greco e responsabile della raccolta archeologica della scuola; nel 1902 pubblicò il materiale epigrafico e numismatico degli scavi eseguiti da Moser a San Servolo, e in seguito si distinse come direttore degli scavi di Lauriacum; Eduard Pospichal (1838–1905), ceco, professore di latino, greco e tedesco, ma anche di scienze naturali, autore dell’opera Flora des österreichischen Küstenlandes, Vienna, 1897–1899; Oscar Edler von Hassek(1847–1905), nato ad Udine, professore di italiano ed autore di numerosi studi di italianistica e di testi scolastici per l’insegnamento della lingua italiana; tra i colleghi sloveni è da ricordare Janez Jesenko (1838–1908), geografo e professore di geografia e storia, autore di testi scolastici di geografia e storia, traduttore dall’inglese e francese e Karel Glaser (1845–1913), nativo della Stiria, linguista, storico letterario, conoscitore del sanscrito ed esperto di letteratura indiana, traduttore e strenuo difensore dei diritti della lingua slovena, autore di una Storia della letteratura slovena (Zgodovina slovenskega slovstva) in quattro volumi (1894–1900).

Moser ebbe ottimi rapporti con i propri studenti, lo dimostra il fatto che molti collaborarono con lui condividendo il suo interesse per la speleologia e prendendo parte alle esplorazioni delle grotte. Tra questi vanno ricordati in modo particolare Ivan Andrej Perko (1876–1941), in seguito direttore delle Postojnske jame e del locale Istituto Speleologico; Norbert Krebs (1876-1947), docente di geografia in diverse università tedesche che soprattutto all’inizio della propria carriera accademica si occupò molto del Carso; Ernst Felix Petritsch (1878-1951), ingegnere e docente. Alla fine del 1893 i fratelli Petritsch e Perko fondarono, probabilmente sotto l’influsso di Moser, il circolo speleologico studentesco Hades Verein che fu sciolto dalle autorità austriache già nell’estate del 1894. I membri del gruppo confluirono poi nel Comitato Grotte del Club Touristi Triestini, di cui Moser fu presidente dal 1895 al 1899.

Moser insegnò nel liceo di Trieste per ventotto anni e andò in pensione a 59 anni nel 1904.

In questo lasso di tempo gli erano nati altri tre figli, ma di questi soltanto Edoardine, nata nel gennaio del 1880, sopravvisse, perse la moglie nel febbraio del 1908. Traslocò molto spesso: il primo indirizzo documentato è Androna del Moro 1, oggi via Antonio Caccia, in seguito abitò in via Cecilia 10, oggi via Cecilia de Rittmeyer, in via Carradori 7, oggi via Trento, in via della Zonta 2, in via Lavatoio 1, l’ultimo indirizzo noto è via Ruggero Manna 20, dove risulta abitare in base ai dati del comune ancora nell’estate del 1916. Morì a Bolzano il 2 giugno 1918 e non è stato possibile sinora individuare il motivo che lo aveva spinto a lasciare Trieste, forse l’avvicinarsi e l’acuirsi del conflitto bellico o forse la presenza in loco di qualche parente.

Il periodo triestino fu comunque molto proficuo per Moser per quanto riguarda la ricerca scientifica che egli sviluppò in vari campi. L’insegnamento gli lasciava tempo sufficiente per dedicarsi ad essa: vi dedicava i pomeriggi, le domeniche, i giorni festivi, le vacanze estive, raggiungendo i vari siti soprattutto con il treno. I suoi interessi spaziavano in moltissimi campi di ricerca: la mineralogia, alla quale si dedicò soprattutto all’inizio della sua carriera, l’ornitologia, l’entomologia, la botanica, la sismografia, ma in particolare amò la speleologia e l’archeologia. Nel 1883 si impegnò affinché fosse costituito un gruppo speleologico presso la Sezione locale (del Litorale) della Società Alpina Austro Tedesca (Deutscher und Österreichischer Alpenverein – DÖAV). Negli anni 1883-1885 Moser visitò numerose grotte carsiche (Berlova jama, Grotta Fioravante/Terezijina jama (Theresien Höhle), Grotta Bac/Pečina Bač, Grotta Alessandra/Ouhnica ecc.). Ancora più numerose sono le grotte visitate nel decennio successivo, in alcune di queste ritornò ripetutamente come nel caso della Grotta del Pettirosso/ Pejca v Lašči (Vlašča Pečina, Rothgartl-Höhle) che visitò come si evince dal suo diario ancora il 13 marzo 1915. Questo attaccamento alla Grotta del Pettirosso si può spiegare forse con l’irrisolto problema degli oggetti in osso incisi, dei quali scrisse spesso, benché fossero stati ben presto definiti falsi. I risultati di queste pluriennali ricerche furono pubblicati dal Moser nel 1899 nella sua opera più ampia, nella monografia Der Karst und seine Höhlen.

Nel 1883 Moser eseguì anche i primi scavi archeologici sistematici nella necropoli di Beram/Vermo in Istria, mettendo in luce ben 100 tombe ad incinerazione, in seguito altrettanto importanti furono gli scavi della necropoli di San Servolo/Socerb del 1902-1904, quando indagò complessivamente 111 tombe protostoriche e 54 tombe di età romana. Si occupò occasionalmente anche di castellieri protostorici, visitandoli e scrivendone a varie riprese a partire dal 1884.

Le sue ricerche archeologiche coincisero spesso con le attività di ricerca di altri studiosi (Puschi, Marchesetti) e ciò non favorì certamente la collaborazione tra i ricercatori, ma fu fonte di incomprensioni e rapporti spesso tesi. Moser, comunque, differiva dagli altri studiosi anche per l’attenzione con cui annotava i toponimi originali dei siti visitati, riportando la forma corretta dei nomi senza denominazioni arbitrarie, mostrando così rispetto ed interesse per la cultura della zona indagata.

Un’attività di ricerca così ricca produsse anche un numero notevole di scritti: sinora sono stati evidenziati ben 261 titoli, ma non è detto che la ricerca sia conclusa. In loco collaborò molto spesso con il quotidiano di lingua tedesca di Trieste, il Triester Zeitung, a Vienna scrisse nei più importanti periodici scientifici austriaci, cioè nelle riviste della Società Antropologica di Vienna (Mittheilungen der Anthropologischen Gesellschaft in Wien) e della Commissione Centrale per lo Studio e la Conservazione dei Beni Artistici e Storici (Mittheilungen der k.k. CentralCommission Zur Erforschung Und Erhaltung Der Kunst- Und Historischen Denkmale) di cui fu nominato corrispondente nel 1890. Collaborò con la Commissione Preistorica dell’Accademia delle Scienze di Vienna, fu “mandatario (Mandatar)” del Circolo Scientifico Militare di Trieste e della Società Ornitologica di Vienna, forse anche del Museo Etnografico di Lepzig, dal 1876 era membro della Società Alpina Austro Tedesca e dal 1887 anche della Società Zoologica e Botanica di Vienna e della Società Speleologica di Vienna, dal 1895 al 1899 fu presidente del Club Touristi Triestini.

Sviluppò inoltre anche una ricca attività di conferenziere: nel Museo Civico di Storia Naturale di Trieste sono conservati i manoscritti di cinque conferenze che trattavano rispettivamente dei terremoti, delle grotte, del mercurio, degli abitanti delle grotte e della sua partecipazione al Congresso Internazionale di Geologia ed Antropologia di Parigi (15-10 agosto 1900).

Moser teneva conferenze soprattutto nei circoli triestini di lingua tedesca, di frequente nella Sezione del Litorale della Società Alpina Austro Tedesca, nel Circolo Scientifico Militare, nelle Società Austria e nella Società Schiller, il più importante circolo di lingua tedesca di Trieste, ma anche in altre città, per es. a Innsbruck, Salisburgo e Vienna.

Viaggiò anche molto sia per studio, partecipando a vari congressi e convegni, che per passione: già nel 1873 visitò la Carinzia occidentale, in seguitò andò in Moravia, Slesia e Galizia e nei Carpazi, dopo l’arrivo a Trieste visitò i dintorni della città, l’Istria, la Carniola, il Sud Tirolo, nel 1883 e nel 1886 andò in Dalmazia, nel 1893 lo troviamo con il figlio Karl in Bosnia, dopo una grave malattia partì per l’Egitto, sempre in compagnia del figlio Karl, per un viaggio di un mese, nel 1907 lo troviamo nell’isola di Susak, probabilmente per organizzare i gruppi etnografici che nel 1908 parteciparono a Vienna al solenne corteo in occasione del sessantesimo anniversario di regno di Francesco Giuseppe.

L. K. Moser è uno studioso che la scienza sta lentamente riscoprendo, mettendone in luce sia gli errori di interpretazione e metodo, ma anche le qualità. Gli si riconosce infatti un ruolo importante nella speleologia locale e si stanno gradualmente rivalutando le sue ricerche archeologiche, per es. gli scavi di San Servolo; si ammette che il suo approccio alla toponomastica era molto più scientifico di quello degli altri studiosi locali che spesso inventavano denominazioni e neologismi; si riconosce che era rispettato ed ammirato dai propri studenti in cui seppe instillare l’amore e l’entusiasmo per la speleologia e anche dagli abitanti delle zone visitate e dai suoi numerosi informatori locali.

L. Karl Moser presidente del Club Touristi Triestini

(Lidia Rupel)

Il Club Touristi Triestini era stato fondato il 18 dicembre1884 con lo scopo di organizzare escursioni nei dintorni della città e nelle regioni limitrofe “offrendo ai soci occasione di divertirsi ed in pari tempo istruirsi sulle condizioni geografiche, geologiche ecc. di questi paesi” come è chiaramente riportato nel testo del primo statuto. Il 9 marzo 1891 fu approvato dalla I. R. Luogotenenza del Litorale un nuovo statuto che ampliava l’attività del club alle esplorazioni delle grotte e istituiva una sezione specifica – il Comitato Grotte. Nel febbraio del 1895 il CTT si dotò anche di un inno-marcia, scritto da Tito Rivo (pseudonimo) e messo in musica dal socio Gustavo Perazzo (1870 – 1913) il cui titolo era “Moto è vita”, nella seduta ordinaria del 20 febbraio 1895 questo titolo fu ad unanimità adottato quale motto sociale.

Si può giustamente ritenere che Moser divenne socio del CTT, perché gli fu offerta la carica di presidente, infatti divenne membro del circolo il 14 gennaio 1895 e fu eletto presidente già il 30 marzo dello stesso anno. Rimase in carica sino al 28 novembre 1899, quando gli succedette il dott. Metlikovitz, e nella seduta del 24 gennaio 1900 presentò le proprie dimissioni da socio.

Evidentemente egli riteneva che si trattasse di una carica di prestigio, inoltre il club era filogovernativo e coltivava attività care anche a lui: le gite nei dintorni, le escursioni in montagna, per es. l’ascesa sul Planik e sul Krn, le ricerche in grotta.

Per di più il Comitato Grotte era composto da suoi ex alunni, in passato membri del circolo speleologico tedesco Hades Verein, fondato il 2 dicembre 1893 e soppresso dalle autorità già nell’estate del 1894. In seguito, nel 1904, esso fu rifondato con il nome di Höhlenforscherverein Hades e divenne uno dei circoli speleologici locali più attivi e ben attrezzati. Poi, nel 1912,confluì nella sezione speleologica locale della Società Alpina Austro Tedesca e restò attivo sino alla prima guerra mondiale. Nel 1907 Moser accompagnò i membri del rinato Hades a visitare la Grotta dell’Orso e i resti del cosiddetto Castello di Attila.

Nella seduta direzionale dell’8 aprile 1895, subito dopo la sua nomina a presidente del Club, il Moser promise di fare del suo meglio “onde il nostro Club raggiunga quel grado di prosperità e quella elevatezza di posizione cui i suoi intendimenti, altamente e puramente scientifici, dilettevoli e di profitto morale e fisico, gli permettono d’aspirare”.

Negli anni 1895 e 1896 Moser fu molto attivo nel CTT e pubblicò nella rivista della società Il Tourista ben sette articoli e una recensione, gli unici testi, per quanto ci è noto, pubblicati in lingua italiana. Il Tourista uscì mensilmente dal 1894 al 1899, poi, nel 1900, furono pubblicati solo quattro numeri che si ridussero a tre nel 1901 ovvero a due nell’anno successivo, nell’ultimo decennio, 1903-1913, uscirono solo 5 numeri, e precisamente le annate X-XV.

Generalmente il Moser presiedeva alle sedute del Club e partecipava agli incontri ufficiali e ai festeggiamenti come per esempio nel 1896 alla visita della Sezione autonoma di Fiume del Club Alpino Ungherese, alle escursioni, alle ricerche svolte dal Comitato Grotte per esempio nella Caverna del Pettirosso, nella Grotta dell’Orso presso Gabrovizza, nella Caverna di Pausane presso Materia, nella Grotta Tilde presso S. Croce ecc. Sostenne anche il progetto del Club di costruire un belvedere sulla c. d. Strada Napoleonica nella p. c. Doran (p. c. n. 2231/2) a Contovello in occasione del cinquantesimo anniversario di governo dell’imperatore Francesco Giuseppe. Risultò però estremamente difficile sia individuare il luogo, dove costruire il monumento, sia ottenere l’approvazione del progetto che fu approvato appena nel 1899. Il CTT costruì il Belvedere, cioè una torre rettangolare, posta su un rilievo di 276 m, appena nel 1908. Dopo il primo conflitto mondiale e dopo lo scioglimento del CTT il Belvedere divenne proprietà della Società Alpina delle Giulie che lo rinominò Vedetta Italia. Nel 1944 i tedeschi lo rasero al suolo ritenendo che potesse indicare la rotta agli alleati durante le incursioni aeree. Il nuovo Belvedere fu costruito nel 1956 sul M. Grisa (355 m).

Alla realizzazione di questo progetto Moser destinò l’incasso ricavato dalla vendita dei biglietti per la sua conferenza “sul risultato degli scavi e delle sue ricerche paleontologiche nelle caverne-dimora dei trogloditi nei pressi di Nabresina”. La conferenza si svolse a Trieste il 27 marzo 1896 nell’aula magna della Società Austria e vi parteciparono 231 persone: 116 soci, 115 non soci. Un’entusiastica relazione di G. B. Urban fu pubblicata nel numero di maggio del Il Tourista. E’ interessante notare che in quell’occasione Moser mostrò due dei reperti rinvenuti nella Grotta del Pettirosso (Pejca v Lašci), la cui autenticità fu successivamente messa in dubbio, e precisamente “un pezzo di mascella” con incisa la figura di un cinghiale e un frammento con incisa “una testugine marina”.

Nel giugno del 1897 egli compose anche alcune Tabelle paleontologiche con gli oggetti scoperti nei suoi scavi nelle grotte che furono esposte nella sede sociale.

Il professor Moser era molto stimato dai soci del Club Touristi Triestini come si evince dalle numerose espressioni di rispetto riportate nella rivista sociale, come per esempio: Moser, il miglior conoscitore del Carso…il Club, diretto da così abile nocchiero …”, competentissimo maestro”, mentre nella relazione sui festeggiamenti per il dodicesimo anniversario del Club che ricorreva il 18 dicembre 1896 è riportata una descrizione molto ben riuscita di Moser nel ruolo del vecchio e saggio maestro: “Il nostro strenuo Presidente signor Prof. Dr. L. C. Moser, fatto segno dell’attenzione generale, con la competenza che lo distingue e con l’ardore ispiratogli dal suo amore per la preistoria e per la grande, inesauribile madre natura, fatto centro d’un grosso crocchio di giovani volonterosi, impartiva loro, simile ad antico filosofo, i precetti della sua lunga pratica di tourista-scienziato, ed i giovani pendevano dal suo verbo, nel loro interno ripromettendosi di seguire gli utili insegnamenti”. L’autore dell’articolo riesce con poche frasi a cogliere il carattere dello studioso: il suo amore per la preistoria e la natura, il vizio da buon professore di dare consigli, particolarmente riuscita però è la definizione di “tourista-scienziato” nella quale la sua febbrile attività di ricercatore si coniuga con il suo entusiasmo per le escursioni.

Tra i soci del Club le relazioni personali erano basate sull’amicizia e sull’allegria, infatti le gite

di solito terminavano nelle trattorie paesane tra canti e divertimento, tra queste è spesso citata la trattoria Dolenc di Devinscina presso Prosecco, il cui proprietario era socio del Club. I membri del club infatti non erano solo italiani, ma anche sloveni e tedeschi. L’appartenenza etnica non rappresentava nel CTT una discriminante, di primaria importanza era la lealtà nei confronti dell’imperatore e dello stato. Proprio durante la presidenza del Moser fu nominato socio onorario e in seguito, nel 1898, protettore del Club l’Arciduca austriaco Lodovico Salvatore (1847–1915). Quali fossero i sentimenti dei membri del Club nei confronti della monarchia austro-ungarica risulta subito chiaro sfogliando il numero di ottobre della rivista Il Tourista, pubblicato subito dopo la morte dell’imperatrice Elisabetta, uccisa il 10 settembre 1898, in cui sono riportate numerose accorate espressioni di dolore per il lutto che aveva colpito lo Stato.

Sembra che dopo le sue dimissioni agli inizi del 1900 il Moser non ebbe più un ruolo attivo nel sodalizio triestino. Sicuramente visitò la mostra speleologica del 1903, inaugurata il 26 settembre nell’allora sede del Club in via Giacinto Gallina 6 e nella quale erano esposti anche 138 reperti archeologici, da lui rinvenuti nella Grotta del Pettirosso. L’esposizione fu visitata anche dall’Arciduca Lodovico Salvatore che in segno di apprezzamento inviò in dono 37 delle sue opere per la biblioteca sociale.

Il 23 novembre 1904 partecipò ai festeggiamenti del Comitato Grotte in occasione della scoperta della duecentesima grotta.

Nel decennio successivo il Club continuò la sua attività sociale e tra le grandi imprese da esso portate a termine in questo lasso di tempo ricorderemo sicuramente l’apertura al pubblico della Grotta Gigante che si tenne il 5 luglio del 1908. Dopo il 1913 non si hanno più notizie sulla sua attività e nel 1922 tutto il materiale documentario del Club passò alla Società Alpina delle Giulie.

* I dati riportati sono desunti dal volume: S. Flego, L. Rupel (a cura di),”Ludwig Karl Moser (1845-1918) tra Vienna e Trieste”, Atti della Giornata internazionale di Studi, tenutasi a Trieste, 21 novembre 2008, Ljubljana 2012, a cui si rimanda anche per la bibliografia.

Rispondi