Moto è vita

“Moto è vita!” – inno sociale del Club Touristi Triestini

on 31.05.2015

Il testo dell’inno sociale “Moto è vita!” fu pubblicato su “Il Tourista” nel 1895.
L’autore del testo è Tito Rivo (pseudonimo sotto cui si celava “un nostro valente quanto modesto concittadino, favorevolmente noto nei nostri circoli touristici“), su musica del maestro Gustavo Perazzo.

la pagina de "Il Tourista" che illustra l'inno

la pagina de “Il Tourista” che illustra l’inno

La copia originale dell’inno fu esposta nella sede sociale del CTT, ed a noi ne è arrivata solo una descrizione:

Su cartoncino rosso, rilegato in velluto rosso, legato con cordoncino di seta pure rosa terminato in due nappine rosa, sta impresso a carattere marcato nel senso della diagonale “Moto è vita”, il titolo dell’inno. Nel triangolo superiore havvi il monogramma sociale circondato da fregi a penna, nell’inferiore si trova una vignetta pure in penna raffigurante tre touristi che s’inerpicano su una ripida roccia dolomitica, sotto a questa sta l’iscrizione: “Inno-marcia dedicato allo spettabile Club Touristi Triestini, Trieste – Gennaio MDCCCXCV” in vari caratteri.

Seguiva il testo e lo spartito, “di mano di Tito Rivo“.

Che fine avrà fatto lo spartito originale? Probabilmente disperso o rubato, se non distrutto, come del resto accadde anche alle collezioni e all’archivio del Club Touristi Triestini, dopo il saccheggio della sede e lo scioglimento coatto del Club avvenuto nel 1920.

Ci resta il dubbio del nome del socio che si celò dietro allo pseudonimo “Tito Rivo”. Peraltro, se decise di adottarlo “per modestia”, forse per noi oggi sarebbe ingeneroso e poco rispettoso fare speculazioni sulla sua vera identità.

Consoliamoci rileggendo il testo, sopravvissuto ed arrivato fino ai giorni nostri:

 


Maestose le cime dei monti

senso arcano ci destano in core
che ci sprona, con madide fronti,
quelle altissime vette tentar.


E’ dell’orride grotte profonde

il mistero che l’alma conquide,
è l’ignoto che ardire ne infonde,
mentre arride la speme già al fin.


Qui per aspri e ritorti sentieri

noi impavidi il piede volgiamo,
e la gioia dagli animi fieri
ci trabocca se a meta giungiamo.


Su marciamo diletti fratelli,

sempre uniti, concordi e costanti,
a noi rendano i giorni più belli
l’opre ardite che avvivano il cor!


Mai ci alletti dell’ozio la brama

né vacilli la fede e l’ardor;
a natura che affascina e chiama
sempre pronti rispondano i cor.


Moto è vita, che il grido sia questo

che dai petti prorompa sonoro,
e ci guidi gagliardi al lavoro
che rafforza le membra e il pensier!

 

 

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