Moto è vita

Soluzione del quiz di aprile

on 2.05.2016

quiz

Indovina indovinello, 
quant´è strano, quant´è bello
di Ervino Schreiber

La nostra storiella comincia come altre volte nel Medioevo, quando secondo la leggenda il re di Boemia Ottokar II decise di farsi un viaggetto per visitare il Santo Sepolcro. . Siccome non poteva poi portarselo a casa, portò invece dalla Terra Santa un sacco di terra. Quindi un sacco di Terra Santa. Pare che non ci fosse andato lui di persona, ma un abate cistercense di Sedlec da lui incaricato. Non cambia molto.
 
La terra fu sparsa poi in un cimitero di Sedlec. Re o abate che fosse, era un precursore dei moderni Touristi Triestini, ma di una tempra incredibile, se pensiamo che in qualche modo si trascinò quel sacco per ben 2607 o 2613 km ( a seconda delle fonti consultabili attualmente, infatti nel web ci sono almeno 6 o 7 indirizzi che forniscono la distanza tra due luoghi a volo d´uccello: per esempio www.entfernung.org ). Si tratta ovviamente di una distanza in linea d´aria, perchè la strada che effettivamente percorse il corteo reale non è nota.
 
Il cimitero di cui sopra divenne quindi improvvisamente famoso, tanto che anche da regioni lontane d´Europa la gente che aveva qualche soldino si faceva seppellire, spero dopo la morte, in quel luogo divenuto più santo di altri. Ovviamente il camposanto si ingrandì a sproposito, come le casse del re per via delle relative “tasse accessorie” (non per niente aveva fatto o ordinato cotanto viaggio). 
 
Sul territorio del cimitero venne poi anche costruita una cappella. Ma in seguito, molti anni dopo, esso venne fortemente ridotto e decine di migliaia di resti umani (che dopo tanti anni si riducevano a delle OSSA) vennero esumati e accumulati nella cappella e in un sotterraneo di essa. A quel punto senza terra santa, già pagata per niente.
 
La svolta avvenne nel secolo XIX, quando un importante nobile casato vicino agli Asburgo, gli Schwarzenberg, dinastia molto famosa (castelli, palazzi e statue equestri si sprecano fino a Vienna),  che non sapeva dove mettere i soldi,  comperò anche quella cappella.
Il nobile imprenditore, evidentemente alquanto eccentrico, pensò di incaricare un famoso incisore dell´epoca,  František Rint di Skalitz, affinchè facesse manufatti vari con gli scheletri.
Le ossa vennero lavate e disinfettate, per essere messe in opera diventando così una volta di più utili ai riccastri. Infatti per vederle l´Ossario di Sedlec (Kostnice Sedlec)  paghi un biglietto d´ingresso, 8 o 10 corone. Tra le opere più pregiate c´è un grande lampadario e uno stemma degli Schwarzenberg alto almeno due metri. Oltre le decorazioni, dietro robuste colline alte alcuni metri di ossa umane.
 
Sedlec è  un rione periferico di una cittadina non grande, Kutnà Hora (tedesco: Kuttenberg), la quale però nel Medioevo era importante, come testimoniano ancora monumenti pregevoli come il Castello, la chiesa di San Giacomo, la chiesa di Santa Barbara, la chiesa di S. Giovanni di Nepomuk, quella di S.Maria di Sedlec col monastero dei Cistercensi, (le chiese sono tutte gotiche con sviluppi barocchi) la fontana di pietra, la Casa di Pietra, e altro ancora. Naturalmente anche l´Ossario di Sedlec, Kostnice Sedlec.
In centro città sorse anche un complesso economico al servizio dello stato, del quale ora racconterò.
quiz1
 
In quella zona (come in tanta parte d´Europa) si estraeva dell´argento, con il quale si facevano delle monete,  ovviamente su commissione dei regnanti. Lí il re Venceslao II di Boemia fondò la Zecca Reale.  Siccome quel tipo d´ arte allora (circa anno 1300) aveva come suoi più importanti esempi le zecche a sud delle Alpi (Bressanone, Sardegna, ecc) , vennero incaricati esperti dal sud per  organizzare e concentrare nel centro cittadino le attività di quelle ditte, pur continuando esse a operare ognuna per conto suo. Quella zecca in centro città ricorda ancora oggi nella lingua locale gli industri chiamati dal sud. Si chiamava e si chiama infatti Vlašský dvůr , in tedesco Welscher Hof, Corte Italiana.  Tale attività cessò nel corso del secolo XVI.
 
Ma la storia non finisce qua.  Le monete  avevano un nome particolare, pražské groše, ovvero Groschen di Praga (già facevano un altro Groschen in Germania),  che si diffuse ben presto in Europa, anche se la parola non era nuova e  derivava dagli antichi Romani, e precisamente da una attività di questo tipo che proprio loro impiantarono nella Gallia Settentrionale, a Tours, dove coniavano il  grossus denarius Turnosus.
Non solo nei diversi Paesi della Mitteleuropa, ma anche oltre ritroviamo quel termine “Groschen”:  in Russia Grosh, in Ucraina Hroschi, in Polonia Grosz, in Turchia Kuruş,, in Albania Grosh . Non molti anni fa io li usavo ogni giorno a Vienna, ed erano i centesimi di Scellino Austriaco, che non c´è più, sostituito dall´Euro, come pure in Germania dove la moneta da 10 pfennig veniva comunemente chiamato dai tedeschi Groschen.  Forse tanti di voi che amano il teatro conoscono la Dreigroschenoper di Bertold Brecht (in italiano Opera di tre soldi). Chissà, forse il Groschen sopravviverà all`Euro?
 
Oggi nei posti di cui parlo ci si arriva per esempio per ferrovia, ma con treni regionali, perchè la nostra cittadina giace una decina di minuti di strada ferrata a sud dell´ asse ferroviario Praga-Brno (e oltre per Cracovia, Bratislava, Vienna…). Poi una volta arrivati alla stazione centrale Kutnà Hora Hl. Nad., che è periferica, si prende un altro trenino dal nome molto carino: NovaExpress, una specie di bell´autobus color giallo munito di sale (per i non ferrovieri: le sale sono le ruote e gli assi dei veicoli ferroviari). 
Con questo autobus su rotaia si raggiungono poi le diverse fermate cittadine, e la prima è proprio Kutná Hora-Sedlec, poi viene la stazione del centro città: Kutnà Hora Mesto, eccetera. Insomma una specie di metropolitana di superficie.
Qui il link ad un bel video in lingua spagnola 
https://www.youtube.com/watch?v=cNFx4TgDwPo
Nelle Regolette e condizioni del quiz c´erano altri elementi utili.
 
DSC_1301
Il Premio simbolico (due birre)  a Vienna o a Trieste la birra costa più o meno il doppio che in Cechia, senza essere altrettanto buona, si dice. 
Bene, rilevo che forse chi va a zonzo sa quanto costa la birra oppure trova prezzi nel web.  Tenuto conto della distanza da Gerusalemme, si vede sulla carta che in Mitteleuropa, tra Svizzera, Germania, Cechia e Polonia, solo in Cechia e in Polonia la birra costa la metà che in Austria ecc. (anche in Slovacchia costa poco, ma la distanza non quadra).
Oltre la birra devo dire che in genere la cucina di quei posti mi piace molto, per esempio certi gnocchi favolosi che tutti sanno essere tipici della Boemia. Beh, forse a Trieste ormai non tutti sanno degli gnocchi…ma qui a Vienna sì.
Qui si alludeva agli gnocchi di susini (prugne) con la marmellata Powidl, ma comunque in Boemia si servono gnocchi di tanti tipi che qui non vado a elencare. 
 
SPIEGAZIONE FINALE:
 
Ovviamente o uno lì c`è stato di persona oppure ha una cultura generale spropositata, oppure cerca nel web con motori di ricerca,  o in enciclopedie (per esempio la Treccani, trovi tra l´altro la corte italiana di Kutná hora….), o nelle guide turistiche esaustive tipo Baedecker. 
Nel caso del Web, occorre individurare alcuni “tag”, ossia paroline guida che il motore di ricerca usa per indicarti possibili risultati. Io ho provato e ho visto che con due o tre tag il motore di ricerca mi indicava Sedlec oppure Kutná Hora.
Le paroline, i tag, erano per esempio:   Ossa, Ossario, Moneta, Zecca, miniere di argento, birra buona e non cara, birra scura, gnocchi, monete europee e antico-romane, casati europei, incisori medioevali, regni medioevali,  distanza in linea d´aria, ecc. 
 
Ripeto, bastavano tre di questi tag per trovare la soluzione. Natualmente occorre pensarci qualche minuto per indovinare i tag suggeriti nel testo (come nella Settimana Enigmistica, può piacere oppure no).
Ma se nel testo dell´indovinello appaiono già esplicitamente i tag, che gioco è? Figurati, se scrivevo Ossario e Zecca reale, birra scura entro 5 minuti chiunque fornito di pc trovava la soluzione, vero o no?
 

Rispondi