Moto è vita

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“Moto è vita!” – inno sociale del Club Touristi Triestini

“Moto è vita!” – inno sociale del Club Touristi Triestini

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Il testo dell’inno sociale “Moto è vita!” fu pubblicato su “Il Tourista” nel 1895. L’autore del testo è Tito Rivo (pseudonimo sotto cui si celava “un nostro valente quanto modesto concittadino, favorevolmente noto nei nostri circoli touristici“), su musica del maestro Gustavo Perazzo. La copia originale dell’inno fu esposta nella sede sociale del CTT, ed a noi ne è arrivata solo una descrizione: Su cartoncino rosso, rilegato in velluto rosso, legato con cordoncino di seta pure rosa terminato in due nappine rosa, sta impresso a carattere marcato nel senso della diagonale “Moto è vita”, il titolo dell’inno. Nel triangolo superiore havvi il monogramma sociale circondato da fregi a penna, nell’inferiore si trova una vignetta pure in penna raffigurante tre touristi che s’inerpicano su una ripida roccia dolomitica, sotto a questa sta l’iscrizione: “Inno-marcia dedicato allo spettabile Club Touristi Triestini, Trieste – Gennaio MDCCCXCV” in vari caratteri. Seguiva il testo e lo spartito, “di mano di Tito Rivo“. Che fine avrà fatto lo spartito originale? Probabilmente disperso o rubato, se non distrutto, come del resto accadde anche alle collezioni e all’archivio del Club Touristi Triestini, dopo il saccheggio della sede e lo scioglimento coatto del Club avvenuto nel 1920. Ci resta il dubbio del nome del socio che si celò dietro allo pseudonimo “Tito Rivo”. Peraltro, se decise di adottarlo “per modestia”, forse per noi oggi sarebbe ingeneroso e poco rispettoso fare speculazioni sulla sua vera identità. Consoliamoci rileggendo il testo, sopravvissuto ed arrivato fino ai giorni nostri:   Maestose le cime dei monti senso arcano ci destano in core che ci sprona, con madide fronti, quelle altissime vette tentar. E’ dell’orride grotte profonde il mistero che l’alma conquide, è l’ignoto che ardire ne infonde, mentre arride la speme già al fin. Qui per aspri e ritorti sentieri noi impavidi il piede volgiamo, e la gioia dagli animi fieri ci trabocca se a meta giungiamo. Su marciamo diletti fratelli, sempre uniti, concordi e costanti, a noi rendano i giorni più belli l’opre ardite che avvivano il cor! Mai ci alletti dell’ozio la brama né vacilli la fede e l’ardor; a natura che affascina e chiama sempre pronti rispondano i cor. Moto è vita, che il grido sia questo che dai petti prorompa...

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La Grotta dei Morti

La Grotta dei Morti

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di Lodovico Mertl (Trascrizione dell’articolo apparso su “Il Tourista” dell’11 Ottobre 1894. La collezione de “Il Tourista” è conservata presso il Civico museo di storia naturale Ferdinando Massimiliano di Trieste)   Addì 13 Maggio a. c. Domenica di Pentecoste avevamo, sotto la direzione del consocio sig. L. Petritsch, esplorato quasi la metà di questa profonda fovea. Eravamo cioè giunti a 115 metri di profondità, allorchè l’ora tarda ci fece sospendere il lavoro sotterraneo che aveva durato indefesso dalle 8 ant. alle 1 ½ pom. Il ritiro degli attrezzi ci costò 3½ ore di penosissimo lavoro; alle 5 pom. eravamo fuori del pozzo e caricati gli attrezzi sulle carriuole, li trasportammo al deposito di Padrich. Era nostra intenzione di continuare l’esplorazione qualche settimana più tardi allorchè ci giunse la notizia, che l’ingresso della fovea venne chiuso per mezzo d’una grossissima pietra. Prese le debite informazioni e saputo che la grotta appartiene al nostro Comune, decidemmo d’attendere preparandoci alla finale esplorazione dopo ottenuto il permesso dall’inclito Magistrato Civico. Parecchi dei nostri soci dovevano usufruire nella seconda metà del mese d’Agosto di qualche settimana di ferie; si giudicò quindi quella l’occasione favorevole e si fece regolare domanda all’inclito Magistrato Civico addì 4 Agosto p. p. Già allora tutto era pronto fuorchè il telefono, chè causa disparate opinioni non si sapeva di qual sistema preferire. Addì 19 Agosto p.p. in seguito a conchiuso delegatizio del 16 Agosto l’inclito Magistrato Civico concedeva al nostro Club il permesso di esplorare “nella grotta dei morti nel Monte Spaccato a condizione però che gli eventuali lavori vengano eseguiti verso osservanza delle cautele corrispondenti al caso, sotto la direzione di persone approvate in arte da insinuarsi in via breve al civico Ufficio edile.” Riservandoci di rettificare in seguito l’erronea denominazione della situazione della grotta, decidemmo il trasporto col carro-deposito dei materiali da Prosecco a Trebich e i soci Fischer e F. Mertl lo eseguirono. Intanto il vicepresidente, accompagnato dal consocio l’on. sig. Dollenz, consigliere municipale, si recava dal direttore dell’ufficio edile Dr. Boara e dall’assessore Dr. Pimpach, per avere delucidazioni circa alla condizione imposta dall’inclita Delegazione municipale. Ottenutele il giorno dopo s’insinuava la persona approvata in arte e l’inclito Magistrato chiedeva si fissi un’epoca, al che si corrispose...

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L'Arciduca Ludovico Salvatore

L'Arciduca Ludovico Salvatore

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L’Arciduca Lodovico Salvatore, patrono del Club Touristi Triestini. Trascrivo da “Il Tourista” Nro. 6. del 1° Giugno 1898   L’Eccelso Protettore del nostro Club Sua Altezza Imperiale e Reale il Serenissimo Arciduca Luigi Salvatore quartogenito del granduca Leopoldo II di Toscana, nacque a Firenze ai 4 Agosto 1847.  Cavaliere del Toson d’oro, venne educato militarmente, raggiunse il grado di colonnello, ma abbandonò il servizio per dedicarsi ai suoi prediletti studi geografici e storici.  E’ proprietario del reggimento fanti N° 58. Scelse a Suo domicilio la vicina Muggia; ma passa la maggior parte del tempo viaggiando sul Suo splendido yacht “Nixe” o a Miramar di Majorca, poetico Suo ritiro già noto ai nostri consoci per l’incantevole descrizione che ne fece la nobilissima signora baronessa Yella de Spens-Booden nei Fogli sparsi del suo diario di viaggio alle Baleari.  L’eccelso nostro Protettore è uomo di costumi austeri e di semplicissimo vivere: è astemio, non fuma, veste modestissimo alla foggia dei capitani di lungo corso.  Religiosissimo è la provvidenza di molti religiosi tardi d’età e non manca d’assistere quotidianamente alla S. Messa.  Morta miseramente abbruciata la sventurata arciduchessa Matilde, alla quale era fidanzato, preferì restar celibe e, fedele alla sua memoria, declinò ogni e qualsiasi proposta di nuovo imene.  Mente perspicua e di vastissima erudizione, ingegno versatile e multiplo, disegnatore e pittore felicissimo, bel parlatore e conoscitore profondo d’ogni soggetto S.A.I e R. sa incatenare per ore ed ore il Suo uditorio facendolo pendere meravigliato del Suo labbro erudito ed eloquente.  L’attività letteraria ed il senso artistico del Serenissimo arciduca si estrinsecò nelle splendide opere descrittive ed illustrate che, pubblicate a sue spese in isplendide edizioni, formano l’orgoglio ed il più bell’ornamento delle principali biblioteche delle Corti di tutti gli stati europei, di quelle dei più importanti istituti scientifici dell’orbe intero e di pochi fortunati privileggiati ai quali il Serenissimo autore le accompagna con affettuose dediche, scritte di Suo pugno.  Abbazia, Buccari, Le Columbrettes, Paxos e Antipaxos, Il golfo di Corinto. Le isole Baleari, Le isole Lipari, opere di grande erudizione, descritte ed illustrate da Lui, dimostrano luminosamente la Sua grande dottrina e la Sua incontrastata competenza in questo genere letterario.  Membro dell’Imp. Accademia delle Scienze e di parecchie altre di fama mondiale,...

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