Moto è vita

Una naturalista a passeggio: Da Sežana a Bohinjska Bistrica lungo la Ferrovia di Bohinj/Bohinjska proga/Wocheinerbahn

on 8.01.2016

Da Sežana a Bohinjska Bistrica lungo la Ferrovia di Bohinj/Bohinjska železniška proga/Wocheinerbahn

L’allegra atmosfera che pervade uno dei due minuscoli vagoni ferroviari sembra quella di una scolaresca in gita premio; assieme agli amici del Club Touristi Triestini sto infatti per partire dalla stazione di Sežana verso Bohinjska Bistrica, con l’intento di fare una passeggiata lungo le rive del lago di Bohinj. L’escursione a cui ho il piacere di partecipare è stata organizzata nell’ambito della campagna di sensibilizzazione tesa a valorizzare la tratta dell’antica Wocheinerbahn, parte della Ferrovia Transalpina costruita al tempo dell’Impero austro – ungarico per collegare l’area adriatica e principalmente il porto di Trieste, a quella dell’Europa Centrale.

I vari rilevamenti geologici necessari a sondare il percorso, iniziarono già nel 1898, mentre le numerose opere d’ingegneria, dislocate lungo il tracciato, assolutamente ardite per l’epoca, videro impegnato, tra il 1900 e il 1906, un cospicuo numero di esperti, maestranze e parecchi manovali provenienti da varie regioni delle cosiddette Vecchie province. Le gallerie, i ponti e i viadotti realizzati permisero di collegare al mare l’area del Goriziano, dell’Isontino, di Bohinj, Bled e Jesenice, incrementando lo sviluppo dell’industria del legno, del commercio di prodotti agricoli e l’afflusso di visitatori da Trieste e Gorizia.

Il pittoresco paese di Štanjel/S. Daniele del Carso

Il pittoresco paese di Štanjel/S. Daniele del Carso

 

Lungo il percorso, da ambedue i lati, il panorama non è mai monotono. Lasciando alle spalle il Carso occidentale col monte Nanos sullo sfondo, si toccano vari borghi, per lo più in cima ai colli, eretti sui resti di antichi castellieri. Tra tutti, il più pittoresco è quello di Štanjel/S. Daniele del Carso, che alla base del borgo medievale conserva ancora le vestigia della civiltà Halstattiana. Ai vigneti del Goriziano, dopo il superamento del gigantesco ponte di Solkan/Salcano, che tra tutti quelli della vasta rete vanta il maggior arco di pietra, si entra nella gola del fiume Soča/Isonzo che s’insinua tra i monti fino al borgo di Most na Soči/S. Lucia. La temperatura del fondo valle, nonostante la mitezza di questa fase dell’inverno, è ovviamente rigida per l’assenza dell’insolazione, sicché la galaverna, prodotta dal gelo che fissa la forte umidità, crea splendidi merletti sui rami delle piante. Con l’avanzare del giorno, il modesto riscaldamento dell’aria provoca comunque la sublimazione dei cristalli di ghiaccio; l’acqua, nel passare direttamente dallo stato solido a quello gassoso, produce nuvole di vapore che dal bosco salgono velocemente creando un effetto quasi magico.

La Soča/Isonzo dal ponte di Solkan/Salcano

La Soča/Isonzo dal ponte di Solkan/Salcano

 

La stazioncina di Kanal/Canale

La stazioncina di Kanal/Canale

La confluenza dei fiumi Idrija/Idria e Soča/Isonzo è uno spettacolo splendido, anche se l’apporto idrico è in parte ridotto a causa della lunga siccità. L’area racchiusa dai due potenti corsi d’acqua che nei secoli hanno costituito un notevole baluardo naturale di difesa, ha permesso l’insediamento dell’uomo già dalla fine dell’età del bronzo, come testimoniano le oltre sette migliaia di siti di sepoltura, risalenti soprattutto a quella del ferro. L’antica comunità culturale, denominata dagli archeologi civiltà di S. Lucia, ha prodotto infatti un notevole numero di preziosi artefatti, attualmente custoditi nei musei di Vienna, Trieste e Gorizia nonché in quello locale.

Da questo antico e importante centro di scambi commerciali, la ferrovia prosegue in leggera salita attraverso la Baška Grapa/Valle della Baccia fino al traforo di Podbrdo/Piedicolle, lungo ben 6.339 metri, alla cui costruzione parteciparono in prevalenza mastri tagliapietre italiani e croati.

Il tunnel si apre a Bohinjska Bistrica e la ferrovia prosegue fino a Bled e Jesenice, ma il nostro viaggio in treno termina qui, poiché si prosegue in autobus fino al lago di Bohinj. Il sole è all’apice del suo percorso e solo un filo di vento increspa le acque limpide in cui si specchiano le ripide pareti della Komarča.

Il monumento ai quattro impavidi che per primi scalarono la vetta del Triglav/Tricorno

Il monumento ai quattro impavidi che per primi scalarono la vetta del Triglav/Tricorno

Dal monumento dedicato ai quattro valorosi che per primi scalarono il Triglav/Tricorno il 26 agosto 1778, si scorge solo la punta del titano che con i suoi 2.864 metri rappresenta il monte più alto della Slovenia, fonte dell’orgoglio nazionale e quindi sibolo del Paese. La salita dei primi intrepidi, durata ben tre giorni e sostenuta materialmente dal barone Žiga Zois, venne in parte dedicata alla ricerca di giacimenti ferrosi che avrebbero eventualmente rifornito l’industria fondiaria della Valle di Bohinj, che all’epoca si trovava all’apice del suo sviluppo. Non si deve però pensare che questo illustre personaggio fosse legato solo agli affari; egli dedicò altresì molta parte del suo tempo libero agli studi naturalistici ed a lui è dedicata anche la splendida Campanula di Zois, endema delle Alpi e Prealpi Giulie e Carniche.

Dopo il ponte che porta a Stara Fužina, a sinistra si stacca il sentiero che circonda il lago, le cui rive conservano ancora l’aspetto originario, a differenza di quelle in muratura che cingono invece il lago di Bled, più antropizzato e quindi molto meno interessante dal punto di vista naturalistico. Una simile accortezza è una buona garanzia per la stabilità dell’ecosistema lacustre, alla quale contribuisce anche la vegetazione limitrofa che preserva i declivi dall’erosione. Purtroppo, a rompere la perfezione ci sono parecchie piante invasive di poligono giapponese, che soppiantando le specie autoctone rubano a quest’ultime parte del territorio. Per quanto riguarda invece le acque, l’immissione del pesce persico, la cui popolazione è in rapida salita, rappresenta una minaccia più seria, essendo una specie predatrice che non disdegna, oltre alle larve e agli insetti, anche le uova di altri pesci.

La giornata serena e quasi tiepida permette di ammirare tutte le cime che fanno da contorno al lago d’origine glaciale e che a causa di questo strano inverno stanno ancora attendendo la neve; secondo le previsioni, quest’ultima non tarderà però ad arrivare. Nel frattempo, in questa sorta di preludio al gelo, centinaia di germani reali prendono il sole o vanno a caccia di cibo, immergendosi con coda e zampe all’aria. Sulle rive, nel sottobosco di faggi e pecci fanno già capolino i timidi fiori del velenosissimo elleboro nero, sbocciati precocemente a causa delle temperature insolitamente elevate.

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La sponda opposta, che in questa stagione invece non viene mai colpita dal sole, è assolutamente gelida e le piante sono coperte da un abbondante strato di galaverna.

Il sole scompare velocemente dietro al Vogel; ben presto calano le ombre della sera e il freddo si fa pungente. Alla stazioncina di Bohinjska Bistrica due fari lacerano il buio della notte: il trenino, caldo e accogliente, è quello che ci vuole per fare ancora un per de ciacole fino al momento dell’arrivo al capolinea.

Chiara Veranić

 

L’ articolo verrà pubblicato a breve su LA VOCE DEL POPOLO quotidiano di Fiume/Rijeka, disponibile anche a Trieste in Galleria Rossoni

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